Akille.net

Oroscopo a casaccio

L’economia analizza disastri e rinascite, ma noi volevamo saperlo prima, non durante. La politica ci dice quello di cui già siamo convinti o quello che non ci convincerà mai. E anche le previsioni del tempo, signora mia, non c’azzeccano mai.

Per questo il popolo si affida sempre più spesso e convintamente all’astrologia, quella cosa per cui voi e Fabrizio Corona siete nati nello stesso giorno avrete la stessa giornata. E se non l’avrete è colpa vostra, che non avete calcolato l’ascendente.

Ma non importa, l’astrologia vince. Giornali e telegiornali chiedono agli astrologi chi dominerà la politica e il campionato (e quelli, che non sono scemi, rispondono sempre Berlusconi e l’Inter), gli ascoltatori di Radio2 sbandano senza l’indimenticabile Linda Wolf, migliaia di atei e illuministi di sinistra non vivono senza il guru Brezsny.

Tutto questo preambolo per dirvi che da questa settimana anche Akille.net ha un oroscopo per i suoi lettori, fatto come si deve, senza quelle vaghezze, quelle difficoltà d’interpretazione, quelle ruffianerie che ne rovinano molti. L’oroscopo di Akille.net parla chiaro e senza possibilità di appello. Questo è quello per la settimana tra l’8 e il 14 febbraio. Fatene buon uso.

Ariete. Sentite, con voi è meglio se cominciamo lunedì l’altro.

Toro. Avete luna, mercurio e urano in opposizione. Ma tanto il sole ha una maggioranza schiacciante e se ne frega, al massimo mette la fiducia.

Gemelli. Una settimana all’insegna del buon umore e della serenità. A parte un lunedì un po’ stressante e i giorni da mercoledì a sabato in cui vi roderà parecchio il culo.

Cancro: Per voi ci sono due notizie essenziali. La prima è che dovete abbandonare quest’idea che qualcuno complotti contro di voi. La seconda non posso dirvela, ci stanno ascoltando.

Leone.  Se l’invidia fosse febbre nessuno comprerebbe il termometro.

Vergine. Il giornalaio non ce l’ha i biglietti per l’autobus. Provate dal tabaccaio.

Bilancia. Un giorno riderete di tutto questo. Un giorno, ho detto.

Scorpione. Al vostro posto io non lo farei. Ma non è detto che abbia ragione io.

Sagittario. Ho una storiella zen per voi: un giorno un uomo scalò una montagna fino alla cima inarrivabile dove viveva un vecchio e saggio eremita. L’anziano illuminato gli disse se poteva passare dopo, che doveva guardare Centovetrine e Uomini e donne.

Capricorno. Cosa avrà voluto dire?

Acquario. Settimana uguale uguale, ma proprio para para, a quella tra il 21 e il 28 marzo del ‘93.

Pesci.  No. Sì. No. Sì. No. Nessuno dei due. Sì.

* Avviso di trasparenza per il pubblico: il blogger Akille non ha nessuna competenza in astrologia, se gli chiedete a bruciapelo di dirvi i 12 segni, gliene mancherà sempre uno, tipo i 7 nani.

Facebook e pastarelle

A proposito di Facebook, ieri stavo cercando di far apparire anche da me la nuova versione di cui tutti parlavano, quando ho fatto uno di quei tentativi  che ogni tanto funzionano: ho cambiato la lingua da inglese a italiano.

La cosa ha avuto il suo effetto e, mentre girovagavo per vedere cosa c’era di di diverso con la nuova grafica, ho notato che in italiano le situazioni sentimentali di alcuni dei miei contatti recitavano “fidanzata/o ufficialmente con…”

“Fidanzata ufficialmente”. Avete capito? Tutti a sproloquiare su quanto internet e i social network siano devastanti per le coppie e per le relazioni, a dipingere facebook come una macchina sfasciafamiglie, come specchio di una società triste e solitaria e questi addirittura riabilitano il termine “fidanzato ufficialmente”.

Da quanto era che non lo sentivate dire? Da quanto tempo voi e i vostri conoscenti eravate in imbarazzato equilibrio tra ironici “marito” e “signora”, deprimenti “compagno” e “storia”, giovanilistici “fidanzato” e “ragazza”.

E invece su facebook la gente si dichiara “fidanzata ufficialmente” e subito la cosa profuma di pastarelle comprate in pasticceria la domenica mattina, sveglie per arrivare a pranzo a un orario decente e non in pigiama, conversazioni controllate con il padre di lei, complimenti alla cucina della madre di lui, i genitori che si  incontrano per conoscersi.

Addirittura a un certo punto ho sentito l’eco di una conversazione che diceva  ”deve andare il padre di lui dai genitori di lei con l’oro”. “Con loro, con i fidanzati?” “No, con l’oro, con una cosa in oro, se no non è ufficiale il fidanzamento”, come si faceva, a volte si fa ancora, in alcune zone del sud.

Un mondo di parole antiche e quasi dimenticate, rinato grazie a uno status su facebook. Che poi quasi sicuramente non è così. Levando pure il quasi. Che magari i “fidanzati ufficialmente” hanno impostato lo stato in inglese e “Engaged” fa meno impressione.

Aridaje

Adesso non saprei dirvi nemmeno dove ma ieri, a un certo punto, ho intravisto un titolo che diceva che c’era una nuova versione di  facebook e che avrebbe ucciso i blog.

Io in quel momento la nuova versione di facebook non l’avevo ancora vista, però ho pensato che, con tutte le volte  in cui blog sono morti negli ultimi anni, oltre ai poke e ai like nel nuovo Facebook avessero messo anche l’aglio e i paletti di frassino.

Un piano per il web

Il vostro inaugura una rubrichetta sugli user generated content di Apogeonline, perché ogni tanto è bene ricordare che in rete non ci sono solo contenuti “rubati” e “bravate” 2.0, anche e soprattutto per noi che lo diamo per scontato.

La leggenda del pianista sul tubo.

p.s. ripassando i link usati per l’articolo devo dire che io questa la adoro.

L’oracolo di Delphic

In arrivo da Manchester, i Delphic sono il classico gruppo del quale si parlava un gran bene in maniera preventiva, anche quando alla voce “Album realizzati” c’era ancora il numero zero (da qui l’orrendo gioco di parole nel titolo del post).

Dopo una serie di singoli è uscito il loro primo album, dal titolo Acolyte, con il quale i Delphic si inseriscono nella scia dei gruppi che usano i suoni dell’elettronica e la struttura del rock per cercare di piacere ai fans di entrambi i generi.

Sentirete echi di New Order ovunque, vi ricorderanno gli Hot chip, gli Lcd Soundsystem e chissà quanti altri. Potranno piacervi o meno, probabilmente vi faranno ballare.

Per rimanere nell’ambito dell’oracolo, alla domanda “resteranno nella storia della musica?” non saprei proprio rispondere. Ma hanno una notevole capacità di piazzare pezzi che ti si infilano nelle orecchie e ti si attaccano al cervello. Non è poco.

Santi, navigatori, aspiranti pubblicatori

Come faccio a far leggere il mio manoscritto? Come lo mando? Quanto devo insistere? Queste sono alcune delle domande ricorrenti per chi vorrebbe vedere il proprio nome su un libro. Sandrone Dazieri (scrittore, sceneggiatore, scout di nuovi autori) prova a rispondere in 10 punti.

Decalogo per aspiranti pubblicatori.

Perché la cosa è bella

È facile, dopo aver visto il nuovo film di Virzì, ritrovarsi a consigliarlo a tutti come uno dei film da vedere. Meno facile è spiegare il perché e descrivere quali sono le caratteristiche che lo rendono così bello.

Infatti La prima cosa bella non è uno di quei film che brilla della luce di una trovata geniale, non è una di quelle storie delle quali basta raccontare l’inizio per accendere la curiosità dei potenziali spettatori. La trama è tutt’altro che imprevedibile, non ci sono grandi colpi di scena, l’ambientazione è una quotidianità talmente vicina da permetterti di riconoscere nelle facce dei personaggi qualcuno che frequenti o hai frequentato davvero.

Anche il tema, raccontandolo asetticamente, è tutto tranne che affascinante: è la storia di una famiglia, di un momento brutto che permette di ripercorrere una vita e di vederne felicità e tristezza, per chiedersi e ne è valsa la pena. Sai quanti film si fanno su questo.

E però il film è bello, e molto. Ma il motivo non sembra essere tecnico. Certo il film è girato bene e recitato bene, gli attori sembrano più bravi di quanto non siano stati in altre occasioni, ci sono dei bei dialoghi e delle battute, delle canzoni ben messe, delle trovate, dei colpi di sceneggiatura (uno, sul finale, tanto apparentemente superfluo e crudele quanto meraviglioso). Ma c’è qualcosa di più.

Questo qualcosa, a mio parere, è il modo in cui Virzì affonda le mani nella sofferenza. Non quella delle grandi e incredibili avventure che poi si fanno metafora di qualcosa che ci riguarda, ma  proprio nel “qualcosa che ci riguarda”, in quello che abbiamo visto o sfiorato: malattie, morti, frustrazioni, depressioni, persone che non sono né eroi né cattivi, magari solo mediocri o tristemente normali.

Virzì mette le mani dentro a tutto questo e riesce a non farsi fregare dalla tentazione in cui molti cadono. Non rimane incastrato in questo materiale viscoso, le mette dove vuole lui. Entra ed esce quando serve, con il ritmo giusto. E tu lo segui e ti commuovi e poi un momento dopo ridi. E stai ancora ridendo per una cosa buffa quando succede una cosa che ti crea un groppo in gola. E hai ancora quel groppo in gola che ti scappa un sorriso, anche se pieno di amarezza.

Questo ritmo e questa capacità sono la forza di Virzì in questo film. Infila le mani dentro la sofferenza senza limitarsi a sfiorarla per paura di non governarla, le estrae velocemente senza cedere alla tentazione di affondare e stringere per ammiccare al pubblico voglioso di un’altra lacrima ancora.

Alla fine ne esci che hai riso e (forse) pianto, che ti pare che tutto dovesse andare così, anche se magari non tutto è stato giusto. E il viaggio ti è piaciuto molto, anche se magari non sai spiegare bene perché agli altri, che dovranno scoprirlo da soli.

Gol porno

Devo dire che ogni tanto i telecronisti-tifosi raggiungono vette notevoli. Per esempio, sul gol di Okaka contro il Siena Carlo Zampa s’è lasciato un po’ andare.

I’m not a juke box

c’é il dj artisticamente integerrimo, un autentico taliban del gusto musicale, fanatico esegeta di Pitchfork, che non ammette deroghe scherzose o cedimenti commerciali alle sue scalette sacre.

Per chiunque abbia bazzicato un po’ di consolle, indipendentemente dal genere, consigliamo la gustosa Psicopatologia spicciola del dj pretenzioso a opera di Benty su Inkiostro.

p.s. il titolo del post è preso da un t-shirt vista addosso a più di un dj.

Mi si nota di più

Questo blog dichiara di non aver niente da dichiarare sul lancio dell’Ipad e sulla morte di Salinger.