Akille.net

Vignette con la K

Una delle mie passioni (sicuramente una di quelle che i social network hanno fomentato di più) è quella per gli aforismi, le frasi secche, le dichiarazioni sintetiche. Mi piace leggerle, mi piace ricordarmele, ogni tanto mi piace buttarne lì qualcuna. Certo a chiamarli aforismi mi vergogno, e allora mi dico che sono solo freddure su su Friendfeed e status su Facebook.  Nella maggior parte dei casi non se le fila nessuno, qualche volta arrivano apprezzamenti, e persino proposte indecenti. Come quella di Bobo Artefatti, che basandosi su alcune di queste frasi ha creato Aka: un personaggio immaginario, che sta lì e dà un’immagine a queste frasette. Senza pretese, e soprattutto senza speranze.

14 luglio?

Sto cercando di farmi un’idea sulla proposta di Alessandro Gilioli, che sta chiedendo ai blogger italiani di astenersi per un giorno dal postare, in concomitanza con lo sciopero indetto dall’Ordine dei Giornalisti per protestare contro la legge sulle intercettazioni.

Non sono ancora giunto ad una conclusione, che se da una parte ho dei dubbi sull’iniziativa, sulla riuscita e sulla modalità, dall’altra devo dire che l’idea di inserire in una stessa legge chi scrive per mestiere e chi scrive per diletto mi sembra una sciocchezza, anche nell’epoca in cui alcuni contenuti messi on line  per passione fanno più lettori di molti articoli pagati.

Ma è un’impressione, e ci sarebbe da documentarsi più a fondo. Se qualcuno ha riferimenti, idee, certezze, le tiri fuori.

Estate acustica

Prendete un luogo comune: quello che dice che d’estate bisogna ascoltare musica più caciarona ed allegra. Fatto? Bene, buttatelo. Fatto? Grazie.

Perché il disco che volevo consigliarvi, The spinning top di Graham Coxon, allegro e caciarone non lo è per niente, e quindi non dovrebbe essere per niente estivo. Eppure.

Eppure dipende da che estate volete. E se l’estate che volete somiglia ad una strada lunga della quale non si vede la fine, ad un prato silensioso sul quale prendere il sole, ad un lago blu senza troppa gente dentro, ad una brezza fresca che vi sorprende in mezzo al verde, forse vi serve un disco acustico, delicato, sognante.

Questo disco potrebbe essere il nuovo album di Graham Coxon, meglio noto come “Il chitarrista dei Blur”. Che finisce dentro una lista ormai lunga di dischi acustici che sono riusciti a conquistare il titolare di questo blog, solitamente avvezzo a musica più rumorosa e cazzara.

Un album che dimostra come si possa essere fuori dal solito pur partendo in maniera molto classica e quasi retrò, prendendosi tutto il tempo che serve (ci sono 4 brani sopra i 5 minuti, 1 sopra gli 8), incappando qualche punto del disco in cui ti viene voglia di schiacciare next, ma anche in dei picchi altissimi, con pezzi perfetti per sognare di stare in una strada lunga della quale non si vede la fine, in un prato silenzioso, e in tutti quei posti lì.

Tracce consigliate per compilatori di playlist: la lunga In the morning che vedete nel video, This house, Sorrow’s army.

Altri consigli per la playlist dell’estate 2009.

Ottanta

Tg1 delle 20, c’è una notizia importante: il jackpot del superenalotto supera gli 80 milioni di euro, quindi tutti corrono a giocare.  (Vi ho già detto che trovo assurda questa corsa al superenalotto quando il jackpot supera i 40 milioni, come se l’idea di vincerne 20 o 30 rientrasse nella noiosa normalità? Forse sì.)

Insomma c’è questo servizio, e la chiusura è affidata alla giornalista che si affianca ad un signore, e gli chiede: “E lei, cosa farebbe con 80 milioni di euro?”

A quel punto il signore squadra la giornalista, la trova bionda, giovane e piacente, e afferma: “Le farei la corte.”

Le farei la corte. Intendiamoci: l’avrà detto per fare una battuta, per fare il galante, per fare il simpatico. Però questo gli è venuto in mente: le farei la corte.

80 milioni di euro. E non dici che ti vorresti comprare un’isoletta privata. Non dici che smetteresti di lavorare. Non dici che ingaggeresti Cristiano Ronaldo per giocarci a calcetto insieme. No. Dici: le farei la corte.

Improvvisamente, le risposte sulla fame nel mondo delle aspiranti miss Italia appaiono lontanissime e dignitose. Perché dietro quelle quattro parole, si staglia molto di più: per fare la corte ad una ragazza più giovane di te non ci vuole spirito, eleganza, savoir faire. Ci vogliono i soldi, i soldi veri. E chi ce li ha, può.

Villa Certosa è già dentro di noi.

One nation, more radio station

Non me ne ero accorto prima, ma i ragazzi di RadioNation, web-radio nata intorno alle dirette casalinghe di Macchianera e animata da un gruppo di blogger (la Fran in testa), hanno messo su un sito vero e proprio e un palinsesto.

Mi complimento per l’iniziativa e ne approfitto per chiedere ai lettori di Akille.net e ai passanti di segnalarmi qualche webradio di loro conoscenza che ritengono meritevole, che qui si è sempre interessati all’argomento.

Radionation.it

Warhol added you as a friend

Nell’epoca dei social network ognuno ha diritto a 15 commenti in cui gli si dà del genio.

Com’è difficile stare al governo-uo-o

Ho trovato questo video grazie a BuoniPresagi, e ho iniziato a guardarlo con un po’ di diffidenza, che di video “satirici” su Berlusconi ce ne sono una marea, ma sono quasi tutti noiosi. Questo invece mi ha fatto davvero ridere. Consigliato ai bambini degli anni 80, e a quelli innamorati delle aliene in bikini tigrato.

Black Blox Party

Con questo, inizia una serie di post in cui cercherò di formare una playlist virtuale per l’estate 2009. Lo scopo non c’è, proverò solo a mettere in fila un po’ di canzoni che secondo me vale la pena notare e annotare, per vari motivi. Qualche tormentone, qualcosa con meno visibilità, qualche scelta mia da album del periodo. Si accettano suggerimenti, ovviamente.

Si parte con una cosa facile, da primo ascolto, ma non ancora martellante, anche perché in realtà uscirà il 10 agosto. Si tratta del nuovo singolo del Bloc Party, ed è un pezzo che ha una valenza doppia. Perché, come ha già notato Inkiostro, mette un gruppo indie/rock (fate voi con le definizioni, io non sono tano bravo) di fronte ad una cassa in 4/4 e ad un giro di pianoforte che richiama tantissimo alcuni pezzi della dance anni 90. Nomi se ne potrebbero fare tanti (all’inizio del decennio c’era proprio un filone chiamato Piano House), ma a me è venuto subito in mente un pezzo dei Black Box.

Bloc Party - One more chance

Black Box - I don’t know anybody else

Icone Rock

Gli anni zero, gli anni 90.

Grazie a G.Neri per avermi rivelato l’esistenza dell’immagine a sinistra.

Update: Paul the wine guy ha giustamente fatto la sintesi.

Love boat rock

Ci sono film che riescono ad andare oltre al loro valore e alla somma dei loro componenti. Film che anche in presenza di imperfezioni, mancanze ed esagerazioni ti comunicano qualcosa che merita il prezzo del biglietto, e anche qualcosa di più.

I love Radio Rock (in originale The boat that rocked, in altri paesi Radio Rock Revolution) è uno di questi film: diverte, convince e affascina. Fa ridere e fa sognare. E regala delle scene che rimangono impresse negli occhi, oltre ad una colonna sonora da urlo, che lascia una gran voglia di essere riascoltata nei giorni successivi.

Un film azzeccato e significativo, che somiglia ad una di quelle persone delle quali ami anche i difetti, e che consiglio qualche giorno dopo averlo visto perché ho sentito la necessità di pensarci su, e di parlarne in giro per verificare quanto la mia mania per il mondo delle radio possa aver influito sull’impatto che il film ha avuto su di me (comunque parecchio direi, e se siete della stessa parrocchia, non perdete le scene presenti dopo i titoli di coda, che forse diranno poco ai più).